“Dottoressa, mi rivolgo a lei... tanto è come il confessore!”
Me lo ripetono spesso i miei pazienti e ogni volta penso che in fondo è vero, il medico di medicina generale non svolge solo un ruolo sanitario ma anche sociale, è il professionista sanitario che è più a contatto con il paziente lungo tutte le fasi della sua vita e svolge un ruolo centrale per la prevenzione primaria e secondaria.
I pazienti possono accedere allo studio del proprio medico di famiglia gratuitamente, possono contattarlo alla ricerca di consigli e indicazioni che vanno al di là della cura; parlano con il proprio medico di situazioni familiari, economiche, difficoltà quotidiane: tutto questo fa da contorno alla cura di patologie
ormai sempre più croniche di cui noi MMG ci facciamo carico.
C’è chi entra per un mal di testa e finisce per confessarmi che non dorme bene da mesi.
C’è chi mi chiede cosa può mangiare visto che ha il colesterolo alto “di famiglia” e poi scopro che non riesce ad organizzare dei pasti sani per via del lavoro che occupa tutta la giornata.
C’è chi viene per un mal di schiena e durante la visita si accorge che per colpa degli impegni giornalieri non riesce più a fare attività fisica.
Sono proprio la familiarità e la continuità di cura e rapporto con i pazienti che mi hanno spinto a farmi delle domande: posso fare di più per loro oltre a prescrivere farmaci? Posso migliorare la loro qualità di vita? Da lì è iniziato il mio percorso nella lifestyle medicine.
La lifestyle medicine è una specializzazione medica che ha come obiettivo la prevenzione e il trattamento di patologie croniche attraverso il miglioramento dello stile di vita, e pone l’attenzione su sei pilastri principali: alimentazione, attività fisica, sonno, relazioni sociali, evitamento di sostanze nocive e gestione dello stress.
Nella lifestyle medicine, medico e paziente si trovano sullo stesso piano e cooperano per raggiungere gli obiettivi prefissati insieme, questo aspetto mi è sempre piaciuto.
Sottolineo spesso davanti ai miei pazienti che la scelta di cura va fatta insieme, non sono qui per assegnare una terapia che loro devono seguire ad occhi chiusi senza sapere il perché, sono qui per loro, per spiegargli quali sono le possibilità che abbiamo davanti, a cosa possiamo andare incontro trattando o non trattando una determinata patologia e quali sono i passi da fare per poter raggiungere un obiettivo.
Viviamo in un momento storico in cui la prima causa di morte è rappresentata da malattie croniche, soprattutto malattie cardiovascolari, strettamente correlate a diabete e obesità, con un impatto altissimo sulla spesa sanitaria pro-capite, sia per la cura della patologia di base che per le sue complicanze.
E’ imperativo, ora più che mai, per ogni professionista sanitario un cambiamento di paradigma: passare dalla cura alla prevenzione.
Il medico di medicina generale può contribuire in modo concreto a questa inversione di rotta. Nella prevenzione primaria il medico di famiglia ha un forte vantaggio, conosce spesso tutta la famiglia del paziente, nonni, genitori e figli, e può così determinare più facilmente familiarità che possono saltare
all’occhio solo ad un esperto in materia, intercettando precocemente rischi per la salute e dando indicazioni su cosa fare per minimizzare l’effetto della genetica.
Nella prevenzione secondaria il medico di medicina generale svolge un ruolo ancora più centrale. Il paziente è spesso costretto a rivolgersi al proprio medico per la ripetizioni di impegnative per farmaci o esami, ed è in queste occasioni che il medico, pur avendo poco tempo a disposizione, può reindirizzare l’attenzione del paziente su abitudini sane.
La certificazione in lifestyle medicine mi ha permesso di spostare il focus dal trattamento della patologia alla sua prevenzione, dando la possibilità ai pazienti che incontro di migliorare la propria qualità di vita non solo oggi ma per tutti gli anni a venire.
Oggi, grazie alla lifestyle medicine, non vedo più solo pazienti da curare, ma persone.
Dr.ssa Ludovica Puleo

